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DISTANZE MINIME TRA FABBRICATI



17/02/2004  Versione stampabile
LE DISTANZE MINIME TRA FABBRICATI SONO QUELLE PREVISTE DALL'ART. 9 DEL D.M. LL.PP. 2 APRILE 1968, N. 1444, DEROGABILI SOLO IN PRESENZA DI EDIFICI COSTITUENTI UN INSIEME E CHE SIANO OGGETTO DI UNO SPECIFICO STRUMENTO ATTUATIVO PLANIVOLUMETRICO DISCIPLINATO DAL P.R.G.
Il Consiglio di Stato, Sez. IV, con Sentenza n. 3929, del 12.07.2002, ha stabilito che le distanze minime tra fabbricati sono quelle stabilite dal DM 1444/68. L'art. 23 della L.R. Veneto 27 giugno 1985, n. 61, dopo aver premesso che "le distanze minime tra fabbricati sono quelle di cui all'art. 9 del D.M. LL.PP. 2 aprile 1968, n. 1444", afferma che "minori distanze tra fabbricati e dalle strade sono ammesse nei casi di gruppi di edifici che formino oggetto di piani urbanistici attuativi planivolumetrici o per interventi puntuali disciplinati dal Piano Regolatore Generale". Ora, nella specie, escluso che si trattasse di un gruppo di edifici oggetto di un piano urbanistico attuativo planivolumetrico, l'intervento in questione non era certamente qualificabile come intervento puntuale disciplinato dal P.R.G., dal momento che la norma urbanistica impugnata in primo grado integrava una disposizione di carattere generale, ossia ammetteva una deroga alla disciplina delle distanze tra fabbricati di cui al D.M. n. 1444/68, consentendo di edificare rispettando unicamente la prescritta distanza dai confini, in tutti i casi in cui sussistessero nel lotto limitrofo costruzioni realizzate "in data antecedente all'approvazione delle presenti norme" in violazione della distanza dal confine. Anche la normativa statale ha circondato di particolari cautele la possibilit? di derogare al limite minimo dei dieci metri, ammettendo tale possibilit? solo per "gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche".


 
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